Ecco il testo che Tommaso Speretta ha scritto per Private Spaces:
Se all’improvviso l’ossessione per l’oggetto perdesse il suo interesse, cessando di essere il pretesto con cui sfidare le regole comuni che definiscono lo spazio pubblico da quello privato, quello sociale da quello individuale? Se all’improvviso lo spazio sostituisse l’oggetto? Non lo spazio dell’agire collettivo, ma quello del vivere quotidiano? Cosa accadrebbe se all’improvviso l’esperienza dello spazio pubblico si confondesse con quella dello spazio privato?
La città è quel palcoscenico allegorico - che sempre più spesso ricorda le atmosfere teatrali o i set cinematografici- in cui ognuno di noi risponde a precisi codici di comportamento e attinge a diversi registri linguistici; in cui ognuno di noi mette in gioco se stesso e negozia di continuo la propria identità, definendo di volta in volta i luoghi e le attività di tutti i giorni, secondo un preciso schema ormai consolidato. Non è la dicotomia fuori/dentro ciò che distingue lo spazio del pubblico da quello del privato, ma il fatto che il primo, a differenza del secondo, ci offre un’infinita gamma di opportunità che ci permettono, ma anche costringono, a gestire innumerevoli occasioni di scambio.
Se all’improvviso l’ossessione per l’oggetto perdesse il suo interesse? Se all’improvviso il punto di partenza fosse l’insieme delle relazione che diversi individui instaurano tra loro e il modo e il luogo in cui queste avvengono? Cosa accadrebbe se all’improvviso l’artista diventasse lo spettatore delle nostre vite?

